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Il sistema difensivo di Ruvo nel Medioevo (Mura, porte e torri)

 

L'immagine medievale di Ruvo è quella di un borgo antico racchiuso in mura possenti intervallate da torri circolari e quadrangolari. Quattro porte principali la collegavano al territorio circostante: Porta Noè, Porta del Buccettolo, Porta del Castello, Porta Nuova. La più importante, anche perché vicina alla sede dell'Università, era Porta Noè che immetteva sulla strada per Bitonto e Bari. Appena all'interno della porta, a conferma dell'importanza dell'area urbana, si trovavano a destra il Palazzo del Decurionato o Casa Comunale (sede dell'amministrazione e dei Giudici) e a sinistra le carceri.

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Per quanto concerne la porta del Buccettolo, il termine deriva dal latino Bucetum = "pascolo per buoi", a sua volta derivato dal termine latino Bos = "bue". Con il termine Buccettolo si indicavano perciò le aree interne alla cerchia di difesa adibite a spazio verde e pascolo, di grande utilità per gli abitanti in caso di assedio o epidemia, in quanto consentivano loro un certo limite di autonomia, nel momento in cui non vi era la possibilità di uscire dalla città.



Grazie all'analisi toponomastica, si può affermare che le attuali Via N. Boccuzzi (ex via Vuccolo), Via Schiavi, Via Madonna, Via San Carlo (ex Via della Strignatora) costituivano il buccettolo della Ruvo medievale. Inoltre la presenza di pochi elementi medievali, tutti successivi al XII secolo, situati nella aree del buccettolo, fa presupporre che le mura della città furono realizzate in modo da contenere anche il futuro ampliamento della città. Di conseguenza fra l'antico nucleo e il circuito di difesa fu interposta una larga fascia di verde edificata solo successivamente.

 

Le mura, costruite accuratamente con il fossato dalla parte esterna, si dipanavano da porta Noé verso i due torrioni angolari (entrambi ricostruiti nel XVI sec. sotto il dominio aragonese) ancora esistenti (uno sito in via Fornello e l'altro in via Rosario); lungo il muro di destra erano stati ricavati molti locali adibiti a beccherie. Seguendo poi direttrici opposte, in gran parte coincidenti con i lati interni degli attuali corsi, le mura si saldavano a nord-ovest presso il castello.

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Oltre al Castello, alla Torre del Pilota e alle mura, altro cardine del sistema difensivo era costituito dalla torre annessa alla Cattedrale, costruita prima della chiesa, e cioè nell'XI secolo (mentre la Cattedrale fu realizzata tra XII e XIII secolo). Tale torre, adibita in seguito a campanile grazie alla sua posizione, consentiva il controllo della pianura sottostante fino al mare



Durante l'aggressione di Consalvo De Cordoba nel 1503, le mura furono gravemente danneggiate nel tratto sud-est e poi riedificate.

In epoca moderna, il sistema di accesso alle vie del borgo antico fu integrato da una serie di porte minori dette "portelle", praticate nelle mura, forse per consentire agli abitanti di raggiungere più rapidamente i luoghi di lavoro senza fare lunghi giri all'interno della città fino alle porte principali. Tali portelle, alcune delle quali ancora esistenti e riconoscibili, si trovavano presso l'Arco Fornelli, presso Fondomarasco (Arco Ferrari), in via Mulini, presso il Buccettolo e presso il torrione di via Rosario.
Tra il 1516 e il 1799 la manutenzione delle mura non fu curata, tanto che nel 1799 queste si trovavano in stato di abbandono e si provvide a ripararle anche in vista dei moti rivoluzionari.

 

Agli inizi dell'800 tutte le aree libere all'interno delle mura erano scomparse e la città antica era ormai satura di costruzioni. L'espansione all'esterno era necessaria alla crescita e allo sviluppo della città. I nuovi insediamenti cominciarono a sorgere presso Porta Noè, al largo del Buccettolo e fuori Porta del Castello. L'esigenza di raccordare la città antica ai nuovi sobborghi comportava la distruzione delle antiche muraglie che ancora la cingevano quasi completamente. L'abbattimento era necessario anche per motivi igenico-sanitari: le mura e i fossati erano malsani in quanto vi ristagnavano le acque e venivano usati come discariche, impedendo così la circolazione dell'aria. Il diffondersi di frequenti epidemie coleriche rendeva ancor più urgente la decisione di rimuovere le mura e le porte, ritenute le cause principali dell'insalubrità.

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L'abbattimento della cinta muraria fu pressoché totale; attualmente è ancora visibile solo il tratto sud-orientale con i torrioni aragonesi di Via Rosario e via Fornello e la torre quadrangolare di via Parini.

 

 

 

 

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