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Territorio - L'Archeologia

 

Dal Paleolitico all'Età del Ferro

 

Una presenza umana ininterrotta sul territorio ruvese è documentabile sin dalle più antiche epoche preistoriche.

Al Paleolitico Medio (60 mila anni fa) appartengono i manufatti litici ritrovati nel territorio ruvese e ora conservati nel Museo Etnografico "L. Pigorini" a Roma.

Agli albori del Neolitico sono da attribuirsi alcuni frammenti di ceramica impressa, alcuni con la tipica decorazione ad unghiate, rinvenuti casualmente in alcuni siti della città. Sempre al Neolitico risalgono i resti di villaggi cintati rinvenuti in contrada "Cortogiglio". Le recinzioni, per lo più trincee scavate nel terreno, sono tipiche dei villaggi neolitici della Puglia che costituiscono il carattere peculiare di una società sedentaria che faceva dell'attività agricola la sua maggiore risorsa economica. Ben poco si sa, comunque, di questi insediamenti umani e di queste recinzioni.

 

 

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Prime tracce della presenza effettiva e certa di Ruvo si hanno nell'Età del Bronzo (2000 a.C.), quando la città era abitata dagli Ausoni. Tra i popoli ausonici, sull'altipiano della Puglia centrale si stabilirono i Morgeti (da qui il nome Murgia). I Ruvesi dovevano abitare in villaggi di capanne. Anche se è difficile definire con certezza il sito topografico di Ruvo preistorica, si può supporre, comunque, che essa si trovasse lungo la strada che dal Pulo di Molfetta (insediamento neolitico) portava a Matera.

Altri ritrovamenti altrettanto importanti sono stati fatti in un altro insediamento preistorico (non ancora ben datato): quello delle grotte che si affacciano sull'alveo torrentizio denominato localmente "u Vagne" (dal bagno cui erano sottoposte le pecore prima della tosatura) ad una quindicina di chilometri da Ruvo. Qui sono stati rinvenuti molti manufatti (raschiatoi, frammenti di lama, punte di freccia) simboli della cultura materiale (caccia, allevamento, economia agricola) delle genti che qui si stanziarono in età preistorica.

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L'Età del Ferro (XII-X sec. a.C.) si apre con l'avvento in Puglia degli Iapigi (a cui deve il suo nome la Puglia, infatti: da Iapudes - Iapudia - Apulia - Puglia), i quali giungendo dall'Illiria, spinsero i Morgeti ad emigrare nell'attuale Calabria.

 

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All'Età del Ferro sono da ricondurre i caratteristici monumenti funebri chiamati specchie diffusi nel territorio ruvese e in tutta la Murgia barese.
In seguito ai vari ritrovamenti è possibile supporre che il villaggio protourbano della Ruvo preistorica dovesse già esistere intorno all'XI-X sec. a.C., anche se in mancanza di dati certi, è impossibile riconoscerne l'ubicazione topografica.



 

Ruvo Peuceta

 

La Civiltà Iapigia, ancora abbastanza unitaria nell'VIII secolo a.C, in questa età tese sempre più ad articolarsi al suo interno, assumendo la forma di tre culture affini ma distinte: messapica (nell'attuale penisola salentina), peuceta (nell'attuale Terra di Bari) e daunia (nell'attuale provincia di Foggia), corrispondenti ai tre principali gruppi etnici che la componevano.

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Contemporaneamente, l'VIII secolo segnò anche l'arrivo sulle coste dell'Italia meridionale di folti gruppi provenienti da varie regioni della Grecia, determinando la nascita di centri coloniali. Il processo di colonizzazione che trasformò l'Italia meridionale in quella che oggi chiamiamo Magna Grecia, interessò marginalmente la Puglia (basti pensare che l'unica colonia greca pugliese fu Taranto). I centri dauni, peuceti e messapi non entrarono mai nell'orbita della colonizzazione greca, sebbene ne furono fortemente influenzati per usi e costumi cultuali.



Il territorio ruvese si estendeva dalla costa fino a Silvium (attuale Gravina) e dall'Ofanto sino ad Egnazia. La città si serviva di un porto naturale (Respa presso Molfetta), divenne centro di confluenza delle culture dauna e peuceta, grazie alla sua posizione intermedia tra Bari e Canosa. In età peuceta Rhyps era costituita da diversi agglomerati urbani, identificabili in vari punti circostanti l'attuale città, tra cui l'attuale collina di Sant'Angelo, il sito "La Zeta" e le colline di "Colaianni", "Baciamano" e "Spaccone". Ruvo, con le sue botteghe di oreficeria e fabbriche di ceramica e con i contatti commerciali diretti con la Grecia, divenne una città economicamente florida; il suo benessere economico è testimoniato non solo dalla cospicua quantità di oggetti in metallo e bronzo rinvenuti nelle tombe, ma anche dal conio di monete d'argento e oro a partire dal 300 a.C.

 

I secoli V e IV a.C. videro uno straordinario incremento delle importazioni vascolari da Atene. I vasi importati costituirono un modello per le botteghe artigianali locali che svilupparono un'arte ceramografa di alto livello. La collezione vascolare presente nel Museo Archeologico Nazionale Jatta comprende sia vasi importati che prodotti della ceramica locale. A quest'epoca si può far risalire anche la famosa pittura tombale detta delle danzatrici rinvenuta a Ruvo nel 1833 e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Ruvo Romana

 

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Il III sec. a.C. vide la fine della Magna Grecia (con la capitolazione dell'ultima colonia, Taranto, nel 272 a.C.) e la nascita di un'altra grande Civiltà: Roma.
Intorno al III sec. a.C., Ruvo cominciò a subire le prime pressioni dei Romani, che ben presto compresero l'importante posizione strategica della città, da allora denominata Rubi ed entrata così a far parte della riorganizzazione territoriale da essi operata. Rubi diviene infatti una statio romana lungo la via Traiana, percorsa dal poeta Orazio durante il suo viaggio da Roma a Brindisi come si legge nella Satira V ("Inde Rubos fessi pervenimus, utpote longum Carpentes iter, et factum corruptius imbri").
Rubi, come statio romana, è inserita nell'Itinerario Antonino e nella Tabula Peutingeriana.

L'insediamento romano si andò sviluppando lungo l'asse della via Traiana, costituendo punto di stazionamento dei grandi spostamenti militari e, allo stesso tempo, di difesa e coordinamento territoriale.



L'insediamento romano gravitava intorno al foro che orientativamente doveva trovarsi presso l'attuale Largo Annunziata.

Rubi, dapprima città socia di Roma, nel I sec. a.C. divenne Municipium Romanum; in seguito a ciò in Rubi furono istituite tutte quelle strutture politiche proprie dell'apparato amministrativo romano. Le poche informazioni che si hanno su Ruvo romana, si possono evincere dalle epigrafi tombali, rinvenute nella città e conservate adesso presso il Museo Jatta, e da una lapide posta alla base della Torre del pubblico Orologio in Piazza Menotti - Garibaldi (lapide a Gordiano III).

 

L'insediamento romano doveva quindi coincidere con l'attuale centro storico ruvese come dimostrano i resti di una Domus romana rinvenuti al di sotto dell'attuale Cattedrale e la presenza di una cisterna romana (denominata dalla devozione popolare Grotta di San Cleto) rinvenuta al di sotto dell'attuale Chiesa del Purgatorio.

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